lunedì 9 dicembre 2013

Azzurro Polini - C'eri tu, Gandhi, il Papa e Ambra in una cabina della SIP.


1997. Eri proprio un regazzino. Pure il Ciao truccato e colorato rigorosamente azzurro Polini era un sogno “da grande”, forse… Per non parlare del Fifty bordeaux: una roba da ras di quartiere che levati. Fifty e giubbotto di pelle. Un’accoppiata che un giorno pensavi sarebbe stata tua. Una vita da vendicatore oscuro di quartiere, poi dalla mamma a pranzo, poi a fare le penne sul sagrato della chiesa. […]

Ti stai uscendo dalla scuola alle 4 di pomeriggio di un qualsiasi giorno d’inverno. Basta un passo fuori dai cancelli e poi di corsa. Via. Non c’è spazio per pensare al Ciao, al Fifty o a chissà che altro. Non saranno stati i divieti delle maestre né i tuoi amici che vogliono arrivare prima di te. Superi il Matteo affaticato dall’impatto aerodinamico dello zaino Scout, con le sue forme armonicamente ispirate alla lapidazione del Cristo. Ed eccola lì. Nella sua maestosità in grigio topo e rosso sciagura. Era già un’icona prima di conoscere il Doctor Who. La cabina telefonica della SIP.


Primo. Primo. Sei arrivato primo. A te lo ius primae linae. No, stavolta non si trattava degli scherzi telefonici al Telefono Azzurro. Ah, quante ore… Ma di qualcosa di più serio e remunerativo. Schede telefoniche. Ti sei studiato a ricreazione tutto il catalogo delle schede telefoniche. Cioè, tu hai centotredici schede per un valore di totale di duecentodiciassette Goleador e ci scappava pure un PushPop. Ma dai, che stavolta trovi la torre di Pisa del ’89. La scheda telefonica rarissima per eccellenza che non c’aveva nessuno dei ragazzini della scuola. Valore un milione quattrocento milalire. Che al cambio di allora equivalgono a qualcosa come centomilioni e quattrocento Goleador. Ce l’aveva solo l’amico del cugino dell’Ale che poi la ha scambiata con un polmone e una branchia ed ora può respirare sott’acqua. Ma questa storia dell’Ale ti è sempre sembrata una balla.


Cinque schede. Pesca fortunatissima. Che col senno di poi, nel 1997 chi cazzo le usavano le schede telefoniche nella cabina del paese? Non c’avevano una casa? Non saipevano che per fare gli scherzoni al Telefono Azzurro non serviva pagare? Invece no, affollatissima come una notte invernale d’alta stagione a Betlemme.


Le schede erano un concentrato pop di cultura e comunicazione anni ’90. Oggi ti sei portato a casa un Gandhi che vale come un qualsiasi Faustino Asprilla in forza al Parma. Cinquemila lire.


Un Giovanni Paolo e un Edgar Davids, da diecimila.


E a fianco di santi e aratori, non può mancare una Ambra Angiolini da cinquemila. Oh, buttata lì così. Come se non ci fosse un 1998.

2 commenti:

  1. Quante ne avevo di schede telefoniche!

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    1. Avercene di Cabine Telefoniche. C'hai giusto quell'angolino da arredare...

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Commenta e ti sarà risposto. Te lo promette il Doctor Kram! Ah, e magari non usare l'anonimato, ma almeno Nome/url, così giusto per...

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